Monitoraggio consumi energetici: come progettare un buon apparato?

Monitoraggio consumi energetici: come progettare un buon apparato?

Monitoraggio consumi energetici: come progettare un buon apparato?

Nel monitoraggio dei consumi energetici quanto è importante progettare un buon apparato con l’impiego degli schemi a blocchi?

 

Gli schemi a blocchi sono strumenti strategici per la progettazione, l’analisi e la rappresentazione di circuiti elettrici complessi. Una visione d’insieme semplificata utile a tutti gli interlocutori coinvolti nel progetto, dagli ingegneri progettisti ai tecnici elettricisti o termotecnici che operano sul campo. Semplice, rapido, efficace: il diagramma a blocchi è lo strumento che più utilizziamo per progettare con efficacia gli apparati di monitoraggio dei consumi energetici.

 

È vero, il primo passo è l’analisi dettagliata di utenze e sotto utenze: un approccio molto scientifico indicherebbe nello schema unifilare il miglior alleato possibile per definire il quadro elettrico del sistema di monitoraggio. Dato per acclarato che “senza una misura si esprime solo un’opinione” la volontà di misurare tutti i carichi in campo potrebbe essere fuorviante.

 

 

Monitoraggio consumi energetici: come progettare un buon apparato?

 

 

In questo senso, il ruolo di uno schema blocchi è duplice.

Da un punto di vista prettamente tecnico lo schema a blocchi permette di evitare errori di progettazione, perché anche un termostato – il più comune dei sensori – se inserito in un sistema complesso, può essere fonte di errore. Infatti, se il suo interfacciamento o cablaggio non viene pensato e progettato e ci si basa su uno schema esistente senza verifica, la correttezza o meno dell’informazione si rivela solo in fase di installazione e pre-collaudo.

Quindi, anticipare possibili errori nelle misure dei consumi è uno degli obiettivi principali che ci spinge a realizzare gli schemi a blocchi. Affidarsi a progetti di circuiti elettrici esistenti potrebbe rivelarsi non strategico. Contrariamente a quanto si possa pensare, utilizzare progetti esistenti, infatti, può a prima vista semplificare o accelerare le prime fasi di progettazione, ma in realtà può generare problematiche che si scoprono solo a progetto avviato.

Spesso, infatti, gli schemi unifilari sono obsoleti e non aggiornati nel tempo, sia per il susseguirsi di tecnici e manutentori, sia perché non sempre si percepisce l’utilità di tenerli aggiornati, sia ancora per l’approssimazione con cui, a volte, sono redatti.

 

Dal punto di vista energetico, invece, redigere uno schema a blocchi permette di focalizzarsi sullo scopo ultimo degli apparati di monitoraggio: evitare gli sprechi eliminando i consumi inutili, a patto che siano rilevanti.

Non è stata poca la perplessità dei nostri tecnici quando scorsero l’etichetta “pattinaggio” in uno schema di un supermercato insieme a “esterno” e “luci”; si rivelarono tre carichi dedicati alle animazioni natalizie, albero e luminarie, decisamente utili commercialmente, ma temporanee e trascurabili per il perseguimento della più profonda efficienza energetica.

E che dire di carichi descritti come “cucina”, apparentemente importanti, ma che si sono rivelati essere solo due macchine del caffè installate in un paio di suite di un hotel, usate per lo più stagionalmente?

L’utilizzo degli schemi a blocchi nella progettazione di sistemi di monitoraggio dei consumi energetici è dunque fondamentale per garantire un progetto efficiente, chiaro e gestibile.

 

Questi strumenti facilitano visivamente, la comprensione di come i consumi sono strutturati in un determinato sito e permettono di condividere con i clienti, anche i meno esperti, gli obiettivi di monitoraggio e le leve di efficientamento che saranno disponibili.

Minori costi, maggiore efficacia, ottimizzazione dell’investimento: una volta tanto la sintesi è meglio dell’analisi.

 

 

Questa news è stata redatta dagli esperti di CO2save, raccogliendo dati e casi reali dei nostri clienti.

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