Efficienza e innovazione per uscire dalla crisi

Efficienza e innovazione per uscire dalla crisi

 

Lo sostiene il rapporto sull’economia verde 2012 di Enea e Fondazione per lo sviluppo sostenibile. Con l’economia verde l’Italia può uscire dalla sua doppia crisi, quella finanziaria e quella ecologica.

 

Questa la convinzione del rapporto sulla Green economy 2012 diffuso da Enea e Fondazione per lo sviluppo sostenibile. Il tema è all’ordine del giorno anche in Europa (con il suo nuovo programma ambientale per il 2020), mentre a livello internazionale si è rimasti fermi al palo dopo l’ultimo vertice di Doha sul clima. Si può conciliare la crescita industriale con la tutela degli ecosistemi? Il benessere della società dei consumi con l’utilizzo più lungimirante delle risorse naturali? Secondo il rapporto, ci sono sei settori su cui puntare per rinverdire l’economia dello Stivale.

Il primo è l’eco innovazione, un’etichetta un po’ generica che racchiude tutti gli interventi per migliorare le prestazioni ambientali di beni e servizi, considerando il loro ciclo di vita (raccolta delle materie prime, produzione, vendita, utilizzo, riciclo). La rilevazione 2011 dell’Eco-innovation scoreboard, segnala il rapporto, ha posto l’Italia al sedicesimo posto nell’Ue a 27 in questo campo, perché importiamo buona parte delle tecnologie green, anziché concepirle e realizzarle in Italia. Ci sono anche dati positivi, però, per esempio l’occupazione nelle industrie verdi, pari al 2% circa della forza lavoro complessiva, contro la media europea dell’1,5%; per quanto riguarda la formazione, vantiamo 193 corsi universitari sulla green economy.

Il secondo settore è l’efficienza energetica. Enea e Fondazione per lo sviluppo sostenibile, infatti, ci ricordano che l’Italia potrebbe diminuire del 33% i consumi energetici degli edifici pubblici. Riqualificando 11.000 uffici, 30.000 scuole e 70.000 edifici di edilizia popolare, il nostro Paese potrebbe risparmiare un Mtep (milione di tonnellate equivalenti di petrolio) al 2020. Per riuscirci, avverte però lo studio, occorre rilanciare il sistema d’incentivi e detrazioni fiscali, rendendolo più stabile. Basti pensare alle incognite sul bonus del 55% per la riqualificazione energetica degli edifici.

C’è poi il settore delle rinnovabili, in fase di ripensamento con le misure introdotte dai recenti decreti. Più burocrazia e meno certezze, hanno criticato gli operatori delle fonti alternative, paventando fughe di capitali all’estero e rallentamenti nei progetti. Eppure, nel 2011, le rinnovabili si sono piazzate al terzo posto, dopo petrolio e gas, per quanto riguarda l’approvvigionamento energetico, coprendo il 13% del consumo totale lordo di energia. L’Italia è il terzo paese europeo per numero di occupati nelle rinnovabili, dopo Germania e Francia, con 108.150 colletti verdi.

Il capitolo sulla gestione dei rifiuti assegna ampi spazi di miglioramento. Circa metà della spazzatura urbana finisce ancora nelle discariche, con punte del 60% in alcune regioni, come la Sicilia. L’industria del riciclo potrebbe, invece, garantire benefici economici per svariati miliardi di euro in pochi anni, tra costi di smaltimento evitati, chiusura delle discariche, diminuzione delle emissioni nocive, recupero di materiali da riutilizzare nei processi produttivi.

La mobilità sostenibile è un nodo piuttosto critico, perché abbiamo il numero più elevato d’Europa di auto private (37 milioni), causa di traffico, inquinamento e incidenti stradali. Considerando che il 70% degli spostamenti passeggeri avviene su distanze inferiori a 10 km, il rapporto consiglia di potenziare i trasporti pubblici, ma non solo. Telelavoro, car sharing e car pooling, auto elettriche e ibride, sono le nuove frontiere di una mobilità meno individualista e più rispettosa del benessere urbano. Nota di merito, infine, per l’agricoltura biologica: con oltre un milione e 100.000 ettari coltivati, siamo al secondo posto europeo dietro la Spagna, grazie a più di 48.000 aziende biologiche in tutta la Penisola.

 

 

Fonte: Energia24Club

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