Decarbonizzazione: per ENEA puntare su efficienza energetica e rinnovabili

Decarbonizzazione: per ENEA puntare su efficienza energetica e rinnovabili

 

Sono ancora in corso i lavori della Conferenza di Parigi sul clima (COP21) e appare molto attuale il rapporto “Pathways to deep decarbonization in Italy – 2015 (DDPS)” di ENEA, realizzato con la Fondazione ENI Enrico Mattei, che evidenzia come investire sulla decarbonizzazione consentirebbe di ridurre nel 2050 le emissioni dell’80% rispetto al 1990: occorre agire sull’efficienza energetica, l’impiego di fonti alternative e rinnovabili e di sistemi per la cattura e lo stoccaggio della Co2.

 

Basandosi sull’analisi dei modelli energetici ed economici italiani, sono tre le vie possibili individuate nel Rapporto e tutte tecnologicamente realizzabili con investimenti di diverso impatto economico:
– maggior uso di fonti rinnovabili e di stoccaggio e cattura della Co2 (CCS);
– efficienza energetica;
– limitata disponibilità di tecnologie innovative e fonti alternative.

Il rapporto individua come conseguenza della decarbonizzazione una diminuzione notevole delle importazioni di energia da combustibili fossili, riducendo significativamente anche la dipendenza dalle importazioni e portando vantaggi macroeconomici non trascurabili. Per realizzare con successo il DDPS occorre investire in tecnologie solari ed eoliche e nelle biomasse. Inoltre, la trasformazione del sistema energetico dovrà essere accompagnata dalla realizzazione di tecnologie più efficienti in diversi settori industriali, nei trasporti e nel residenziale.

Da un punto di vista tecnologico, la decarbonizzazione del sistema energetico appare fattibile, con pochi ostacoli da superare. L’Italia, infatti, ha già accesso alle tecnologie di energia rinnovabile, come l’energia eolica, solare, e le biomasse, che sono in gran parte disponibili sul mercato europeo e mondiale. La diffusione delle energie rinnovabili in Italia è aumentata significativamente negli ultimi anni e i costi della tecnologia sono diminuiti per tutte le tipologie di energie rinnovabili. Tra le tecnologie considerate nei tre scenari del DDPS, il meno maturo è il CCS, ancora in fase di sviluppo, anche se l’Italia è uno dei pochi paesi in cui sono stati definiti impianti pilota.

Il Rapporto individua cinque linee guida strategiche per la transizione verso un’economia low carbon che implica una trasformazione radicale del mix di fonti per la produzione di energia elettrica e delle modalità di consumo dell’energia:

1 – Decarbonizzazione della produzione di energia elettrica e cattura e stoccaggio della CO2 (CCS). Una politica energetica così orientata consentirebbe al 2050 di avere un sistema di generazione elettrica alimentato al 93% da fonti rinnovabili, con un taglio del 97% delle emissioni per singolo kWh elettrico, rispetto ai livelli del 2010. Inoltre, con l’applicazione su vasta scala di tecnologie di CCS, l’Italia potrebbe evitare l’immissione in atmosfera di 25 milioni di tonnellate di CO2.
2 – Incremento dell’efficienza energetica. Un forte incremento dell’efficienza energetica si traduce in una riduzione dei consumi primari al 2050 tra il 28% e il 39% rispetto ai valori 2010 e in una diminuzione fra il 56% e il 62% dell’intensità energetica (rapporto tra energia impiegata e PIL).
3 – Maggior ricorso a elettricità, fonti rinnovabili e a tecnologie CCS negli usi finali (industria, terziario, trasporti e residenziale). Ad esempio, nel settore dei trasporti sarebbe possibile ridurre del 60% i consumi di fonti fossili, attraverso un maggior ricorso al trasporto pubblico e al trasporto marittimo e ferroviario delle merci rispetto a quello su gomma, oltre a un incremento del mercato dei veicoli elettrici e di quelli alimentati a biocombustibili.
4 – Più investimenti in ricerca, infrastrutture, formazione e informazione. Il rapporto sottolinea  l’importanza degli investimenti pubblici e privati nella ricerca in campo energetico, nelle reti infrastrutturali e nelle tecnologie ‘trasversali’ (ovvero tecnologie che hanno applicazioni in molteplici campi, come ad esempio le nanotecnologie, i processi catalitici e i nuovi materiali) per rendere più efficienti i processi produttivi. Il rapporto si focalizza anche sull’importanza di campagne di formazione e informazione che possano rendere i consumatori sempre più partecipi nella scelta di tecnologie appropriate e politiche condivise.
5 – Cooperazione internazionale della ricerca e coordinamento delle politiche energetiche e ambientali.  “In questo modo sarà possibile ridurre il costo macroeconomico della decarbonizzazione, attraverso un coordinamento delle politiche di mitigazione a livello globale e un sforzo maggiore degli investimenti pubblico-privati (PPPs) in innovazione, tecnologie e infrastrutture in Italia. Inoltre, la partecipazione ad un mercato dei permessi di carbonio a livello europeo, interregionale o globale ridurrà notevolmente i costi della decarbonizzazione”, affermano i ricercatori FEEM.

In conclusione, attualmente l’Italia non sta sfruttando appieno le sue capacità innovative e tecnologiche. Pur avendo colmato il divario con gli altri paesi dell’Unione europea in innovazione ambientale tra il 1999 e il 2004, tuttavia da allora l’Italia ha perso terreno sia in termini di innovazione ad ampio spettro che in termini di innovazione legata all’energia.

La sfida più grande, in questo scenario, è la necessità di finanziare la transizione energetica coinvolgendo il settore privato con adeguati sistemi di finanziamento. Tutti questi ostacoli devono essere sostenuti da interventi di politiche economiche adeguate e mirate.

Che sostegno politico è necessario, quindi, per raggiungere con successo la decarbonizzazione in Italia?

In passato l’Italia ha adottato numerosi strumenti per sostenere lo sviluppo di fonti energetiche rinnovabili (certificati verdi, sussidi di investimento, detrazioni fiscali, ecc..) e per l’efficienza energetica. Questo ha permesso di conseguire importanti successi, come l’aumento della quota di energie rinnovabili nel consumo di energia primaria e migliorare l’efficienza energetica in generale.

Tuttavia, a seguito degli scenari illustrati nel rapporto DDPS è necessario uno sforzo molto più forte in termini di sviluppo tecnologico, e ancora di più una pianificazione politica mirata per raggiungere la decarbonizzazione e la modernizzazione del sistema energetico italiano:
– investire nell’ammodernamento della rete elettrica per sfruttare appieno il potenziale delle energie rinnovabili elettriche, migliorando il servizio e la qualità;
– incentivare gli investimenti di capitali privati, garantendo l’accesso al credito per imprese e famiglie;
– garantire un contesto normativo chiaro con procedure amministrative semplificate e sistemi di garanzia pubblici seri e, in particolare, per il funzionamento delle società ESCO per aiutare a finanziare la ristrutturazione di edifici pubblici e privati (anche condomini), che così raggiungono una migliore efficienza energetica;
– garantire una politica stabile a lungo termine per dare agli investitori un’indicazione positiva sul futuro per il ritorno dei loro investimenti;
– incoraggiare accordi di partenariato pubblico-privato;
– coinvolgere i cittadini e le comunità locali nel processo decisionale in materia di grandi infrastrutture energetiche già nelle fasi iniziali dei progetti, avviando processi trasparenti e partecipativi di consultazione delle parti interessate a livello locale per facilitare la comprensione da parte dei cittadini dei rischi effettivi, dei costi locali, e soprattutto dei benefici di una determinata tecnologia energetica o progetto;
– definire una strategia nazionale di sviluppo industriale sulle rinnovabili, la cui mancaza ha alimentato la domanda di sistemi e componenti prodotti all’estero (Cina, Danimarca, Germania, …).
– puntare sulla ricerca e lo sviluppo a tutti i livelli della catena, tra cui l’istruzione superiore, la formazione, e la ricerca di base per sviluppo nuove tecnologie energetiche

Scarica il rapporto “Pathways to deep decarbonization in Italy – 2015 (DDPS)” nella versione integrale (in inglese)
 

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