Clini: sull’efficienza bisogna agire rapidamente

Clini: sull’efficienza bisogna agire rapidamente

 

Un commento a 360 gradi su alcuni dei temi che hanno segnato gli ultimi 12 mesi dello scenario energetico italiano, con uno sguardo a quanto deve ancora essere fatto. Energia24 lo ha chiesto a Corrado Clini, ministro dell’Ambiente.

Ministro Clini, ci dia un giudizio a caldo sulla Strategia Energetica Nazionale. Al di là delle critiche di parte di ciascuna lobby dei vari settori, sembra emergere un punto debole che riguarda la mancanza di indicazioni operative per raggiungere gli obiettivi contenuti. Un lavoro difficile per il prossimo Governo… 

Quello che abbiamo preparato sono soltanto le linee guida per lo sviluppo del settore e dell’economia italiana in un quadro di sostenibilità. I fronti sui quali agire sono due: l’aumento dell’efficienza energetica, con una riduzione sensibile dei consumi di base a fronte di un aumento del Pil, e l’aumento delle rinnovabili come fonte energetica primaria. Il 35 % di energia elettrica, tra meno di otto anni, arriverà dalle rinnovabili. Il settore delle rinnovabili è uno degli esempi più importanti della green economy italiana. Le aziende che operano in questo campo sono la parte più vivace e più sana della nostra economia e questo può comportare, nei prossimi anni, una svolta nei consumi e nei modi di vivere degli italiani.

 

La nuova Direttiva europea in materia di efficienza energetica è appena entrata in vigore e dovrà essere recepita entro metà 2014, la stessa Sen punta molto sull’efficienza. L’Italia tuttavia è in ritardo e soprattutto gli obiettivi per la Pa (efficientamento degli edifici) sembrano difficilmente raggiungibili. Quali sforzi bisognerà mettere in campo?

Gli scenari internazionali suggeriscono di muoversi abbastanza rapidamente. E l’edilizia deve avere ancora un ruolo centrale nelle politiche di promozione dell’efficienza energetica. Noi sosteniamo che l’obiettivo di efficienza energetica del 20% per il 2020 abbia un valore obbligatorio. Questa riduzione presuppone uno sviluppo diverso dei settori industriali e un sistema diverso di generazione e distribuzione di elettricità. Il sistema attuale, infatti, è basato su grandi reti dalla scarsa efficienza: tra il 35% e il 45%. L’Italia dovrebbe intervenire sulla generazione distribuita ad alta efficienza che combina elettricità, calore e freddo. Da abbinare alle reti intelligenti. Questo cambierebbe molto l’impianto del sistema energetico italiano. Un passo importante di semplificazione verso l’efficienza energetica, la riduzione dei consumi, il risparmio di risorse e la decarbonizzazione dell’economia è stato fatto con il decreto interministeriale sui certificati bianchi, che ho firmato alla fine di dicembre. Il decreto, infatti, promuove gli investimenti per l’efficienza energetica e stabilisce un nuovo regime, che prevede anche grandi progetti industriali e impianti di teleriscaldamento in aree metropolitane, che potranno portare a un risparmio di energia di oltre 35mila tonnellate di petrolio. Inoltre il decreto interministeriale sul Conto termico, firmato sempre alla fine di dicembre, consente di dare un impulso forte agli interventi di efficienza energetica nella pubblica amministrazione.

 

Dal 2013 l’Emission Trading Scheme europeo cambierà e parte delle quote non sarà più assegnata gratuitamente; altri settori, dopo l’aviazione, potrebbero essere coinvolti. È dunque anche questa la strada per spingere verso la decarbonizzazione? Quali sono gli altri strumenti?

Per quanto riguarda lo schema di emissioni aeree europeo, sarebbe saggio se l’Europa pensasse a partenariati con le grandi economie, così da sviluppare una situazione a base europea. Io sono fiducioso che possa essere individuata una soluzione all’interno dell’Icao, l’organizzazione internazionale dell’aviazione civile, ma la soluzione eventuale che si potrebbe trovare non è detto sia quella europea. Per quanto riguarda la decarbonizzazione dell’economia, nella Strategia per lo sviluppo sostenibile, che ho presentato al Consiglio dei ministri a fine agosto, si punta proprio sulla decarbonizzazione dell’economia italiana, oltre che su sicurezza del territorio, recupero e valorizzazione delle aree industriali dismesse in zone urbane soggette a bonifica, gestione integrata dei rifiuti e gestione integrata delle risorse idriche. E anche il decreto sui certificati bianchi, cui facevo riferimento prima, va nella direzione della decarbonizzazione dell’economia del nostro Paese.

 

A che punto siamo con il percorso verso una carbon tax?

Nel marzo 2012, in una lettera all’allora presidente di Confindustria Emma Marcegaglia, avevo scritto di aver suggerito di inserire le misure per la fiscalità ambientale nell’ambito della strategia europea ‘Una tabella di marcia verso un’economia competitiva a basse emissioni di carbonio nel 2050’. In particolare, avevo suggerito che l’introduzione della carbon tax fosse destinata ai settori non regolati dalla direttiva europea del 2003 e che il gettito fosse finalizzato prioritariamente al sostegno del sistema di incentivazione delle fonti rinnovabili e della diffusione delle tecnologie a basso contenuto di carbonio. Nel consiglio dei ministri Ue per l’Ambiente del dicembre scorso, l’Italia ha poi chiesto di superare l’attuale sistema di disincentivazione delle emissioni nocive con l’introduzione di una carbon tax.

 

I costi degli incentivi alle rinnovabili secondo molti sono insostenibili. La drastica riduzione del sostegno arrivata con i decreti della scorsa estate non rischia, tuttavia, di interrompere un trend che, sotto molti aspetti, è stato benefico?

Le nuove norme sulle fonti rinnovabili sono state condizionate dal vizio di origine di considerare il costo degli incentivi separatamente dai vantaggi: 120mila nuovi addetti in tre anni, nuove imprese leader mondiali in tecnologie di punta per le rinnovabili, senza considerare l’aumento delle entrate pubbliche grazie alla crescita del mercato interno delle rinnovabili. Nel decreto sviluppo ho voluto inserire, con risorse del ministero, una misura incentivante che assicura credito a lungo termine allo 0,5% per le imprese della green economy che investono e assumono giovani tecnici. E’ stato un primo segnale, ma bisogna fare di più con misure strutturali e permanenti. Del resto, i dati sulle rinnovabili sono incoraggianti. Per esempio, il boom di adesioni al Fondo rotativo per Kyoto del ministero dell’Ambiente – che prevede 600 milioni di euro per la promozione dell’efficienza energetica, delle ricerca innovativa in campo ambientale e delle fonti rinnovabili di piccola taglia – ha dimostrato che c’è bisogno nel nostro Paese di finanziare la green economy e quindi la crescita dell’Italia all’insegna della sostenibilità.

 

Rinnovabili termiche, biomasse e biogas, invece, sono settori che devono ancora concretizzare molte delle proprie potenzialità…

Con il decreto sul conto termico abbiamo voluto dare impulso proprio alla produzione di energia rinnovabile termica (biomasse, pompe di calore, pannelli scalda-acqua, condizionamento a energia solare) e alla riqualificazione energetica degli edifici, come spiegavo prima. Sulle biomasse, ritengo che bisogna evitare che l’utilizzazione, in particolare del biogas per la produzione di elettricità, determini una competizione tra la produzione di energia e le produzioni agricole..

 

 

Fonte: Energia24 Club

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